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Fuori le Mura

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A coloro che amano visitare e camminare proponiamo un itinerario fuori porta che conduce nei luoghi, del territorio comu­nale di Pietralunga, di particolare interesse artistico, archeologico e naturalistico.

Santuario della Madonna dei Rimedi

1 - Madonna dei RimediLa Chiesa, tuttora officiata (il sabato pomeriggio vi si cele­bra la messa), è situata, a sud, sulla provinciale per Umbertide, a poco più di un chilometro di distanza dal centro storico di Pietralunga. La seconda domenica di settembre di ogni anno vi si celebra la tradizionale Festa della Madonna dei Rimedi.

Era sorta, contemporaneamente a quella principale, come Pieve extra urbana di Pietralunga. Nei primi anni del ‘500, per un fatto miracoloso – la Madonna era apparsa ad alcune fanciulle e ad alcune monache del Convento benedettino di Santa Maria del Ponte o delle Soraccia – divenne un centro di intensa devozione mariana e nel XVII o secolo, ampliata ed abbellita, assunse le caratteristi­che architettoniche odierne. secondo la tradizione sacra si ritiene che vi abbia pernottato San Francesco, durante i suoi frequenti pellegrinaggi da Assisi, a Gubbio a alla Verna.

Pieve de’ Saddi

2 - Pieve de' SaddiLa Pieve de’ Saddi, distante da Pietralunga circa 12 Km., è un edificio a pianta rettangolare allungata, diviso in tre navate, separate da colonne massicce e squadrate; è coperto da un soffitto a capriate e arricchito da un’ abside di forma semicircolare e dal portico o nartece. É il tipico esempio della Basilica paleocristiana. La costruzione è saldamente vincolata al suolo e appoggia sopra una cripta, di dimensioni ridotte rispetto al piano superiore, ma che si accorda perfettamente con l’insieme di tutto l’edificio. Dal piano sacrificale, attraverso anguste scalette, si accede alla cripta dove, in origine, era situata la tomba di San Crescenziano.Sopra la scala sinistra, no può sfuggire un pregevole bassorilievo dell’ VIII° secolo raffigurante San Crescenziano nell’atto di uccidere il dra­go. La,Chiesa è dominata da una torre del IX° secolo che si eleva alta e possente sulla vallata, benchè priva della merlatura origina­le. Il torrione, nella sua fattura, e di mirabile eleganza: all’interno vi è una spece di vestibolo risalente al XV° secolo, con volticelle sostenute da mensole, e da cui ha inizio una scala sulla cui sommi­tà troneggia uno stemma della famiglia Vitelli in maiolica croma­ta, del 1521. Una finestra guelfa attribuisce distinzione alla faccia­ta della torre: sembra che da qui si affacciassero i Vescovi a bene­dire il popolo, che si raccoglieva a Saddi durante le feste in onore del Patrono.

Santa Maria delle Grazie di Castelfranco

Chiesa CastelfrancoNarrano le cronache che, ad un quarto di miglio di distanza dall’ antico Castello di Castelfranco, esisteva una piccola cappella dove un’ affresco, raffigurante la Madonna, era oggetto di conti­nua venerazione. « Era prossima a quattro strade, frequentate da passeggeri, che da Città di Castello conducono a Cagli e da Gubbio ad altri luoghi nella provincia della Romagna. [vi prossima è la divisione delle acque, altre delle quali vanno al Mediterraneo ed altre al! ‘Adriatico. Rovinò dall’antichità questa piccola cappella e ricostruita crebbe tanto la divozione de’ popoli che meritò di essere favorita dalla Vergine da frequenti grazie e miracoli.» L’ele­gante costruzione cinquecentesca, posta circa a 8 Km di distanza da Pietralunga, merita di essere visitata anche per l’ampia veduta, che si gode da questo luogo, delle vallate verso l’Adriatico, da una parte verso il Tirreno, dall’ altra. La Chiesa e regolarmente officiata e per raggiungerla è sufficente prendere la provinciale per Cagli e ui si può scegliere di rag­giungere la Pieve di Aggiglioni, altro importante nucleo religioso del territorio pietralunghese, oppur Castelguelfo borgo fortificato con il suo antico castello, Corniole e, alle falde del Monte Nerone, Collantico, patria dei Fiorucci e dei Martinelli.

La strada romana

Nel periodo romano – il più florido – Pietralunga è conosciuta col nome di Forum Julii Concupiensium. Di questo periodo restano significative testimonianze, come ville, acquedotti, monete e importanti strade (diverticula) con tratti interamente basolati. Il più importante di questi è il diverticolum (strada romana) che collegava l’alta Umbria (Città di Castello, Gubbio e Perugia), attraverso Pietralunga, alla via consolare Flaminia in prossimità di Cagli, se ne conserva un tratto lastricato con basoli di arenaria, lungo m. 300 e largo m. 4.30.

Abbazia di San Faustino

foto-Abbazia-small046Edificata nel lontano 1289 attorno alla preesistente torre longobarda. Locata in posizione strategica e dominante, sul fianco d’una valle che segue a mezzogiorno il corso del fiume Carpina, l’antico monastero veglia sulle forre ed i colli fin verso l’antica Pratalonga, odierna Pietralunga. Una vista meravigliosa che spazia dalla piana altotiberina all’imponente massiccio del Monte Nerone, già in territorio marchigiano.
Una vecchia cronaca tratta da Il Console di Walter Orebaugh parla di San Faustino come di “una vecchia chiesa, costruita con lo stesso materiale delle case attorno, con un campanile quadrato coperto da un tetto piatto di tegole e coppi. Tutti gli edifici paiono semplici, intonati al luogo e sembrano essere cresciuti dal terreno roccioso che li circonda”.

Ancora oggi, dopo una lunga e raffinata ristrutturazione, l’abbazia appare nella sua nobile sobrietà come nella descrizione del celebre console americano. Incassata come una gemma in una teoria di boschi, fossi e coltivi, serba la memoria di un passato zeppo di fatti, uomini e battaglie. Questo luogo sembra essere il paradigma della storia d’Italia dal medioevo ai giorni nostri, senza dimenticare le antiche popolazioni umbre che ivi si stabilirono ed i segni visibili delle antiche roccaforti e castellieri.

Le prime remote testimonianze risalgono all’età del bronzo e del ferro – come da recenti studi dello storico Antonio Alpini – ed in epoca romana forse un tempio o più verosimilmente una villa rustica, punteggiavano il diverticulum o strada di collegamento tra l’antica Pietralunga (la latina Tufi) e l’Alta Valle del Tevere. Un dato reso solidamente storico dalle mura romane rinvenute negli scavi in giardino e dalla messe di manufatti in terracotta ritrovati nei dintorni dell’Abbazia.

Il monastero benedettino fornì alloggio a monaci e viandanti già nel XIII secolo. La strada tra le colline era di gran lunga più sicura del passaggio a fondovalle, la cui fitta foresta era infestata da briganti in malaparata. A protezione del luogo si narra fosse posta una guarnigione – posto che la badia sorgeva in zona di confine ed era contesa tra le vicine Pietralunga, Gubbio, Città di Castello e Perugia.

Di rilievo per la geopolitica nazionale le gesta del capitano Braccio Fortebraccio che qui respinse in due occasioni (nel 1395 e nel 1409) il re di Napoli Ladislau, ponendo fine alle sue mire espansionistiche. Da quel momento il monastero guadagnò una certa serenità che esaltò la laboriosità dei padri e l’afflato metafisico dei mistici. Ricordiamo il Beato Ranieri che si ritirò tra queste mura dopo una vita di combattimenti.
La modernità, sconvolta dalla Seconda Guerra Mondiale, riserva a San Faustino un ruolo ancora prominente: l’abbazia è nota per essere il luogo di fondazione dell’omonima brigata partigiana che si distinse per audacia e coraggio nel fronteggiare le truppe di occupazione tedesche. Merita infine un cenno la storia delle sue campane, donate dai reduci della Grande Guerra quale ringraziamento per esser sopravvissuti. Quando nei primi anni ’60 le campagne furono abbandonate dai coloni e l’ultimo parroco spirò, la Chiesa decise di rimuoverle per donarle ad un’altra comunità. Gli abitanti ancora rimasti si ribellarono ricordandone la funzione simbolica e votiva.

Ancora oggi, salendo la stretta scalinata del campanile, si possono udire i rintocchi delle gloriose campane.