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Il Borgo

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1 – ANTICO CASTELLO (Rocca, Fortezza militare)

La rocca longobardaIniziamo la visita da Piazza Fiorucci, difronte ai ruderi del Castello. Da qui possiamo ammirare i resti della porta d’accesso all’antico maniero, costruito in epoca longobarda, intorno all’VIIIsecolo d.C. come sede gastaldale e avamposto mi­litareed il torrione pentagonale d’avvistamento e di difesa, co­munemente chiamato Rocca.

La struttu­ra è stata più volte modificata nel corso dei secoli. Originaria­mente il piano di campagna del Castello si trovava all’altezza della porta di ingresso che, come si può notare, corrisponde a quella della Pieve di fronte; il livello odierno è dovuto a scavi e rimozioni, eseguiti nel volgere del tempo, per costruire nuovi edifici.

2 – PALAZZO FIORUCCI

stemma casata fiorucciAlla nostra destra pos­siamo notare Palazzo FIORUCCI, costruito nel 1612, sopra le mura di cinta della città da Giovan Giacomo Fiorucci, detto il Magnifico e da suo fratello Don Orazio, Arciprete di Pietralunga. Il Palazzo è di proprietà privata.

Sulla scorta delle notizie fornite dallo· storico perugino Vittor Ugo Bistoni, che ha ricostruito in due volumi la storia della Casata Fiorucci), è accertato che tale casata ha avuto origine dalla campagna pietralunghese (Voc. Campo Collici nella Frazione di Colleantico). La storia del cognome Fiorucci ha origine alla fine del 1400 quando, un certo Biagio di Meo, di nobile famiglia, cessò di vivere il 16 settembre del 1442, all’età di 41 anni, lasciando tre bambini in tenera età: Calorio di anni 6, Pinello di anni 3, Simone di 1 anno e sua moglie Fiammetta di Sante. La madre Fiammetta volendo dimostrare il grande amore che aveva per i suoi figli decise di commissionare il grande camino che si trovava nella casa di campo Colici, con scolpito il simbolo raffigurante i Tre Fiori, il cui gambo è stretto da una mano indubbiamente femminile. In quei tempi era costumanza delle ricche famiglie di Pietralunga, i Martinelli, i Felicchi, gli Urbani, far costruire camini nelle proprie abitazioni con tanto di stemmi.

Qui non vi è dubbio che i Tre Fiori stanno a rappresentare, per Fiammetta, i suoi tre figli, tenuti uniti dall’affetto materno. In principio, a causa della simbologia dello stemma, Fiammetta, fu soprannominata “La Fioruccia”, poi in breve tempo tale soprannome si ingentilì in Fiorucci ed i tre fratelli lo assunsero come cognome della famiglia. Ciò avveniva attorno il 1510.

3 – PALAZZO COMUNALE

borgoDi fronte a Palazzo Fiorucci si erge il Palazzo COMUNALE sul portale del quale si può ammirare un altro stemma dei Fiorucci, proveniente dalla chiesetta di Colle Antico ed inseritovi circa cen­to anni fa. Questo Palazzo è stato edificato, sopra una parte del mastio della fortificazione longobarda, tra il 1498 e il 1502, su commissione di Mons. Giulio Vitelli, come sede di rappresentan­za dell’ Arcipretura pietralunghese. Successivamente, dal secolo XVII°venne utilizzato dal Sacro Ordine dei Cavalieri di Malta e fino al 1888, quando divenne sede del MUNICIPIO di Pietralunga.All’interno, nelle sale più importanti, sono conservati alcuni camini sui quali è scolpito lo stemma della famigli Vitelli. I Vitelli furono storicamente la famiglia più importante di Città di Castello. Assunsero la Signoria della città nel XV e XVI secolo e la abbellirono con numerosi edifici, il loro dominio arrivava fino al nostro comune.

4 – PIEVE DI SANTA MARIA

pietralunga2Sul fondo di Piazza Fiorucci si erge, maestosa, la Pieve di Santa Maria, la Chiesa parrocchiale di Pietralunga. Molti documenti attestano l’antichità della sua fondazione che si fa risalire intorno al VII°/VIII°ed il titolo, uno dei più antichi dell’ organizzazione ecclesiastica della Diocesi di Città di Castel­lo, col quale l’Arciprete viene insediato “ab immemorabili” cano­nico “extra muros”, ne è la fedele testimonianza. L’odierna facciata della chiesa è il frutto di una sostanziale modifica, eseguita ai primi del ‘900, che ha comportato l’abbattimento dell’abside per far posto a questa nuova entrata principale e la chiusura di quella originaria, che vedremo tra poco, sul retro della Pieve. All’interno, la chiesa si presenta a pianta rettangolare irregolare con un’unica navata, semplice e disadorna, interrotta solo da gros­si costoni che sorreggono le volte ad ogiva. L’abside originaria era a forma circolare, rialzata rispetto al piano di calpestio e raggiun­gibile da una serie di scalini; è stata demolita, come abbiamo det­to, per far posto alla nuova entrata. L’attuale presbiterio piatto e quadrato, è stato realizzato nell’area dell’antico ingresso. Sulla parete di destra della navata si può notare un affresco, interessante opera attribuita a Raffaellino del Colle, raffigurante il martirio di San Sebastiano, mentre all’interno del presbiterio è conservata la copia del Polittico di Ottaviano Nelli, illustre pittore eugubino del XV secolo,opera proveniente dalla Chiesa di S. Agostino, conservata presso la Galleria Nazionale dell’Umbria.

• Il Campanile

Portandoci all’esterno per la porta laterale, si può notare la massiccia costruzione del campanile, realizzato nel 1933.

• La chiesa del Gonfalone

Di fronte all’entrata del Campanile si può vedere, oggi non più officiata, la chiesa del Gonfalone dove, nei secoli passati, ve­nivano celebrati anche i Consigli generali della Comunità.

• Il Portale romanico

Fatto qualche passo più avanti, sulla destra, si possono am­mirare il rosone superiore ed il bel portale romanico, che fino alla fine del 800, come abbiamo detto, l’ingresso princi­pale della Pieve. Purtroppo, nel Luglio 1944, durante l’ultimo con­flitto mondiale, una granata ha lesionato seriamente questa inte­ressante opera d’arte, producendole irreparabili danni, visibili sul­la parte superiore sinistra. Sul fianco destro, all’altezza di circa tre metri, un’iscrizione in caratteri gotici attesta la vetustà dell’edifi­cio con le seguenti parole:

CORRUIT HAEC PLEBS SUB CHRISTI MILLEDUCENTIS ET SEMPTEM DENIS ADIUNCTIS HIISQUE NOVENIS ET REPARATA FUIT SUB EODEM TEMPORE CHRISTI HUIUS RECTOR ERAT UGOLINUS NOMINE DICTUS

(Crollo questa Pieve nel 1279, e fu subito riparata in tempo in cui era Arciprete Ugolino)

5 – PALAZZO DEL CAPITANO DEL POPOLO

5 . PalazzoCapitanoProseguendo per il nostro itinerario, oltrepassato il giardino della Canonica,a destra sorge il Palazzo del Capitano del Popolo, edificato nei primi anni del’ 400, dove avevano sede il Capitano giusdicente, il Governo della cittadella ed il Tribunale civile e pe­nale. Nei fondi a piano terra erano collocate le patrie galere. Nella parte posteriore del palazzo, recentemente restaurate e ben con­servate, si possono ammirare le antiche mura castellane che cingevano tutto intorno il borgo medioevale.

Le scalette di Via Santa Maria

Scalette S.MariaScendendo le scalette di Via Santa Maria, la cui originaria realizzazione risale al 1599, che collegano la parte superiore della cittadella alla via sottostante, ci troviamo in pieno centro storico, nell’odierno Corso Matteotti (già Via della Banca), fulcro delle attività commerciali ed artigianali della città fino agli anni cin­quanta.

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6 – PALAZZI SIGNORILI (Corso Matteotti)

Palazzi Signorili
Proseguendo, a destra, ci troviamo di fronte a palazzi delle famiglie più facoltose e nobili che hanno costituito una parte im­portante della storia di Pietralunga:

– La casa dei “Felicchi” e dei “Bonari” con gli stemmi del Beato BuccioBonori nato a Pratalonga nel 1323 Giurisperito (esperto di diritto, che da pareri su determinate questioni) gli venne affidato l’incarico di amministrare la giustizia presso il tribunale locale. I priori e il consiglio del popolo lo invitarono a risolvere gravi questioni giudiziarie a Città di Castello. Divenne Vescovo famoso nella sua epoca (XIV° sec.) (4 maggio135826 agosto1374), gli venne anche assegnato, come Legato pontificio, il caso di risolvere le controversie tra guelfi e ghibellini. L’arma dei Bonori è lo stemma con i leoni e la croce. Negli altri vi è il pastorale e il mitria.

– La casa degli “Urbani” con la relativa scritta sul portale “ab Urbanis Urbana semper”

-La casa dei “Martinelli”, una complessa ed elegante costruzione posta ad angolo tra Corso Matteotti e Via S. Agostino.

7 – PORTA DEL CASSINO

Porta del CassinoGirando a destra e fatti alcuni passi in avanti si scorge Porta del Cassino, così chiamata perchè, fungendo anche da posto di guardia, nei tempi passati vi era collocata la guardiolao cassino, dove i soldati a turno sorvegliavano l’accesso alla fortezza. Él’unica rimasta, ben conservata, delle tre porte d’ingresso a Pietralunga. Uscendo dalla porta, sulla parete a destra sono tuttora visibili le feritoie di difesa e di controllo, mentre su quella sinistra, due lapi­di, con la seguente iscrizione:

SUMPTIBUS HUIUS OPPIDI AC TRIBUTIS ALIORUM SUBDITORUM LOCORUM

ricordano il rifacimento delle mura castellane, avvenuto nel 1599, con il contributo della città e di tutti i luoghi ad essa sottomessi.

Dal balcone antistante, si può spaziare verso il verde pano­rama, che a Sud circonda Pietralunga, e scorgere, a metà costa del Monte delle Croci, immerso nella pineta, il moderno Complesso turistico di Candeleto e, a valle, la zona industriale ed artigianale

Secondo precisi canoni urbanistici, tutti coloro che esercitavano la stessa professione artigiana avevano bottega sulla stessa via. A Pietralunga esistevano quindi:

La contrada dei FABBRI e dei MACELLAI ancora visibili le insegne in via del Forno e nei pressi di porta del Cassino. Quella dei Fornai – via del forno, dei falegnami – via di S. Agostino, dei pellai, tintori e calzolai via di S. Agostino e via dell’Ospedale, dei mercanti, tessitori e banchieri – via della Banca.

Pratalonga aveva due piazze quella religiosa difronte alla pieve di Santa Maria e quella politico-economica attuale piazza dell’orologio, attraversata dalla via principale, dove gli uomini sbrigavano gli affari pubblici e lavoravano nelle oscure botteghe. Le donne ricche uscivano poco di casa, filavano tessevano e si facevano belle. Le popolane si raccoglievano in strada filavano e spettegolavano in compagnia. Al tramonto del sole la vita della cittadella si quietava, tutti si ritiravano in casa, perché le vie erano buie ed insicure, durante la notte passava la ronda. Splendide feste rompevano la monotonia quotidiana, la più grande era quella di San Gaudenzio patrono di Pietralunga.

8 – CONVENTO E CHIESA DI S. AGOSTINO

8 - SantagostinoTornando indietro per pochi metri, si incontra l’imponente complesso del Convento di Sant’ Agostino. La sua costruzione ri­sale al XIII° secolo, e fino alla metà del XVII°, quando il conven­to venne soppresso e trasferito a Cantiano, cittadina in provincia di Pesaro, ha svolto una funzione vitale nella vita sociale e religio­sa della Comunità pietralunghese; qui, infatti, aveva sede anche la pubblica scuola, con regolari lezioni tenute dai frati agostiniani.

All’interno della Chiesa, sopra l’altare maggiore, era con­servato il “POLITTICO” di Ottaviano Nelli, una delle migliori opere del pittore eugubino, che aveva dipinto qui a Pietralunga nel 1403 e che, come abbiamo già accennato, dal 1955 è conservato presso la Galleria Nazionale dell’Umbria.

Gli agostiniani si trasferirono qui perché Pratalonga aveva raggiunto in quei anni un discreto grado di autonomia politica, economica e sociale. Vi erano le condizioni adatte per garantire una sicura permanenza ai religiosi e le importanti via che vi passavano offrivano la possibilità di assistere i viandanti e propagare l’ordine religioso in altri luoghi dell’Umbria e delle Marche.

• Il Carmine

Piazza del CarmineScendendo le scale, che costeggiano il convento, dove, sui muri delle case limitrofe, si possono notare le tipiche porte me­dioevali del “morto” ( sempre murata, che veniva aperta solo per farvi passare i cadaveri) e del “vivo” (la comune porta d’ingres­so), si perviene alla piazzetta del Carrnine, dove un tempo, esiste­vano l’omonimo convento con lo “Spitale degli infermi” e la chie­sa. Da qui, continuando a scendere le scale, si arriva in Via del­l’Ospedale. In fondo alle scale, guardando a destra si nota il luogo ove era collocata la seconda Porta di Pietralunga, chiamata “car­raia “, perchè da qui avevano accesso i carri che trasportavano le merci e i prodotti commerciali ed artigianali.

9 – L’OSPEDALE

9 - Casa PaolucciContinuando verso sinistra, invece, fatti una cinquantina di metri, ci troviamo, sulla destra, difronte all’edificio che, dal 1756 e fino alla fine del 1800, è stato la sede dell’Ospedale di Pietralunga. Realizzato tramite il lascito di Giovan Paolo Paolucci, l’Ospedale, pur continuando a funzionare autonomamente, venne accorpato a quello di Città di Castello nel 1780, per ordine del Delegato Apostolico Gazzoli.

L’edificio, in parte proprietà comunale, dopo un accurata opera di restauro, è utilizzato quale sede del CENTRO DI DOCUMENTEZIONE STORICA ed Archivio Storico di Pietralunga.

Tutta Via dell’Ospedale è interessante da vedere con i suoi edifici medioevali a schiera, con le case torri ed i suoi vicoli in salita che la raccordano al borgo superiore.

10 – PALAZZO DEL GONFALONIERE

DSC_2911Percorsa per interno Via dell’Ospedale e dopo aver salito la prima rampa di scale di Via del Bottegone, si gira a sinistra per Via del Forno,dove, nel punto in cui si allarga, si può notare una co­struzione a torre, .con finestroni ad arco sulla facciata che ne evidenziano l’eleganza, gia sede del Gonfaloniere e del Ca­merlengo di Pietralunga.

Miracolo della Mannaja

Tutte queste figure che vi sto citando, Capitano del popolo (figura politica che stava accanto al podestà), Camerlengo (colui che amministrava i tesori del comune), Gonfaloniere (colui che gestiva la giustizia e custode delle chiavi della città) sono personaggi che oggi rivivono a Pietralunga con il corteo storico medievale che sfila per il borgo antico in occasione della settimama del Palio della Mannaja.

Manifestazione che si svolge la 2° domenica di Agosto.

E’ la festa più importante di Pietralunga e rievoca un fatto storico accaduto a Pietralunga l’11 Settembre 1334, quando un certo Giovanni di Lorenzo di Picardia (Francia), per recarsi in pellegrinaggio a Lucca (Volto Santo), passando per Pietralunga, veniva ingiustamente accusato di avere ucciso un uomo e di conseguenza condannato a morte. Il povero uomo si rivolse fiducioso al Volto Santo tanto che, quando il boia tentò di tagliargli il collo con la mannaja, a questa le si rivoltò la lama. Di tale fatto esistono molte testimonianze probatorie, tra cui una lettera autografa di Branca de’ Branci, podestà di Pietralunga e la stessa mannaja, che è conservata nel Duomo di Lucca, appesa vicino alla cappella del Volto Santo a testimonianza del miracolo accaduto.

La manifestazione si svolge utilizzando costumi di tipo medioevale e con il coinvolgimento attivo di tutta la popolazione del comune, che suddivisa in rioni e quartieri, si sfida nella tradizionale corsa del biroccio. Una sfida tra i Borghi e Quartieri che si contendono il premio spingendo per le vie del centro storico un pesantissimo carro (il Biroccio), antico mezzo di trasporto dei condannati a morte, in una vera e propria corsa a tempo molto entusiasmante.

Il paese per l’occasione si addobba a festa; nel centro storico e nelle vie principali si aprono le botteghe artigiane, le taverne e le locande, dove si potranno ammirare ed acquistare prodotti dell’artigianato locale, degustare cibi della gastronomia locale, il tutto accompagnato da tanta ospitalità.

11 – PALAZZO DELL’ OROLOGIO

Piazza_OrologioSi imboccano, quindi, le scalette che conducono alla via su­periore e si gira a destra dove si apre Piazza Principe Amedeo, un tempo centro vitale della città. L’elegante e sobria costruzione che la sovrasta è il Palazzo su cui sono collocati il macchinario e le campane dell’Orologio. Fin dal 1645, Pietralunga possedeva un orologio pubblico, ma era posto sul vecchio campanile della Pieve; per disaccordi sorti tra l’arciprete e il governo della città, nel 1761 venne deciso di acquistare nuove campane e collocarle insieme al vecchio Orologio sulla torre del Palazzo che stiamo ammirando e, da quella data, l’orologio ha sempre scandito, giorno e notte, le ore della nostra storia.

• Casa medioevale

Oltre al pozzo che si trova al centro della piazza, va notata, sul retro del palazzo dell’orologio, una piccola costruzione medioevale, ritenuta una delle case più antiche di Pietralunga. Proseguendo la visita, dopo l’ultimo tratto in salita di corso Matteotti, che si apre alla vista dell’imponente mole della Rocca, si perviene, al punto di partenza, in Piazza 7 Maggio.